© Luca Marcantonio

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Carlo Marcantonio nasce il 6 aprile 1923 a Raiano, in provincia di Aquila. Inizia gli studi di ragioneria a Chieti ma non li porta a termine perché chiamato alle armi. Nel 1944 Frequenta la scuola del Nudo presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze; in seguito si iscrive all'Istituto d'Arte di Modena per poi trasferirsi in quello di Perugia dove completa gli studi. Nel 1947 partecipa per la prima volta al "Premio Nazionale Michetti" mentre è del 1948 la sua prima personale di pittura, a Chieti, seguita da una seconda di disegni a Milano.

In quel periodo inizia una serie di viaggi a Milano e a Roma dove si incontra e si lega di amicizia con Vespignani e Attardi condividendone le idee neorealistiche. Le sue opere esposte in mostre personali e nazionali di quel periodo entrano infatti decisamente nel filone del neorealismo. Espone quindi alla Mostra Nazionale San Giorgio a Cremano e alla IV Mostra d'Arte Nazionale Perugia. Nel 1954 inizia il periodo delle lavandaie, delle periferie e dei disoccupati; la sua diventa una pittura sociale attinente ai movimenti culturali dell'epoca, specialmente della letteratura e del cinema; ed è appunto il film "Ladri di biciclette" che ispira molti dei suoi quadri di questo periodo.

Nel 1954 e nel 1955 viene premiato per due edizioni consecutive alla VIII e IX Edizione del "Premio Nazionale Michetti", che in quest'ultima occasione acquisisce al Patrimonio della Fondazione Michetti l'opera "Lettera del figlio militare".

Inizia anche l’attività giornalistica collaborando col “Corriere della Sera” e “Tuttosport”

Nel 1957 si trasferisce per alcuni mesi nello studio di Carlo Zauli a Faenza per fare esperienze sulla ceramica ed esegue diverse opere. Nel 1958 si stabilisce definitivamente a Roma dedicandosi anche molto intensamente alla grafica ed eseguendo le prime litografie ed incisioni presso "Il Torcoliere". Nel 1960 si reca in Francia e Belgio per disegnare e dipingere aspetti di costume e paesistici riportando in Italia interessante materiale di sviluppo. L'esperienza viene ripetuta nel 1962 allargando i suoi interessi alla Germania, al Lussemburgo, all'Olanda e All'Austria. Nel 1964 tiene una personale a Parigi dove espone dipinti eseguiti nei vari viaggi succitati; è presente alla inaugurazione anche il drammaturgo Jonesco, il quale si esprime con parole di vivo compiacimento ed ammirazione. La sua opera sino al 1966 può essere ben definita attraverso uno stralcio critico di Vito Apuleo "...si manifesta per Marcantonio la necessità di fare ricorso all'espressionismo, come mezzo strumentale verso un ordine di ricerca, che si uniforma ad una realtà sociologica, più ancora che ad una denuncia sociale critica dei costumi".

Nel 1967 avviene una vera e propria rivoluzione nella sua pittura, quando abbraccia la nuova figurazione con accenti pop attraverso esperimenti che durano fino al 1968, quando già la stampa lo etichetta come il pittore dei "Flash-back". Non credendo più a simili forme ritorna al suo realismo intimistico corroborato molto evidentemente da un lirismo drammatico che in fondo gli è più congeniale. Ne è prova una nuova serie di disegni e tempere eseguite dopo un viaggio nell'est europeo, e successivamente esposte presso l'Accademia di Romania. Conosce e condivide opinioni ed esperienze coi più grandi maestri contemporanei come Calabria, Purificato, Guttuso, Cascella, frequentando assiduamente i "salotti" romani dell'arte e della cultura, senza mai comunque distaccarsi da quell'Abruzzo al quale rimarrà sempre legato. Nello stesso anno, si sposa presso la Basilica di Santa Maria in Aracoeli e nel 1970 nasce il suo primo e unico figlio.

E' quello uno dei periodi più intensi della sua opera: si susseguono mostre personali e collettive nazionali e internazionali, premi, riconoscimenti, riscuotendo ovunque grandi successi di critica e di pubblico. Porta comunque avanti anche l'attività di giornalista e critico d'arte, collaborando con numerose pubblicazioni su quotidiani e riviste, tra i quali "Il Tempo" e "La Sponda". Dal 1984 al 1988 è chiamato a insegnare disegno e pittura presso l'Accademia Prenestina del Cimento, mentre dal 1989 apre la "Scuola d'Arte di Casa Romana", formando pittori come Giacomo D'Alesio, Mariano De Giusti, Angelo Di Tommaso, Franco Fiasco, Mario Magliocchetti, Marco Miglio, Alessio Serpetti. La sua pittura, che attraversa periodi ben identificabili attraverso l'osservazione delle opere, assume toni sempre più intimistici attraverso l'uso di colori e fraseggi che virano verso toni più scuri, specialmente in quei paesaggi che insieme ai volti di donna ne hanno rappresentato l'elemento più caratteristico lungo tutta l'intera carriera. Si spegne la notte tra il 23 e il 24 marzo 2003 in seguito ad un malore accusato presso la sua abitazione di San Cesareo (RM).